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Perché le lenti oftalmiche si graffiano anche se sono “antigraffio”?

02/02/2026 15:10

Fabrizio Militello

Perché le lenti oftalmiche si graffiano anche se sono “antigraffio”?

Perché le lenti oftalmiche si graffiano anche se sono “antigraffio”?        Chi porta gli occhiali lo ha sperimentato almeno una volta: si sceglie una

Perché le lenti oftalmiche si graffiano anche se sono “antigraffio”?

 

 

      Chi porta gli occhiali lo ha sperimentato almeno una volta: si sceglie una lente con trattamento antigraffio, magari anche di buona qualità, e dopo qualche mese compaiono quei fastidiosi segni in controluce. La domanda sorge spontanea: se sono antigraffio, perché si graffiano comunque? La risposta è meno scontata di quanto sembri e merita di essere spiegata con chiarezza.

Il primo punto fondamentale è capire cosa significa davvero la parola “antigraffio”. Nel linguaggio comune viene spesso interpretata come sinonimo di “ingraffiabile”, ma in realtà non è così. Il trattamento antigraffio è uno strato protettivo applicato sulla superficie della lente che ne aumenta la resistenza ai graffi, senza però renderla invulnerabile. È una differenza sottile ma decisiva. Un po' come accade con i vetri temprati degli smartphone: proteggono meglio, ma non sono eterni.

Un tempo le lenti oftalmiche erano realizzate principalmente in vetro, un materiale molto duro e resistente ai graffi. Oggi, però, quasi tutte le lenti sono in materiali plastici come CR-39, policarbonato o trivex. La scelta non è casuale. Questi materiali sono più leggeri, più sicuri in caso di urti e consentono una maggiore personalizzazione ottica. Il rovescio della medaglia è che, per loro natura, sono più teneri del vetro. Il trattamento antigraffio serve proprio a compensare questa caratteristica, ma non può annullarla del tutto.

 

Un aspetto curioso, che spesso sorprende, è che molti graffi non derivano da urti violenti o cadute accidentali, ma da azioni quotidiane apparentemente innocue. La polvere, ad esempio, è uno dei principali nemici delle lenti. Granelli microscopici di sabbia o silice, materiali molto più duri delle superfici plastiche, possono trasformare un semplice gesto di pulizia in una fonte di micro-abrasioni. Pulire le lenti a secco, magari con la maglietta o con un fazzoletto di carta, è uno dei modi più rapidi per rovinarle, anche se a occhio nudo sembra un'operazione innocua.

Con il passare del tempo entra in gioco un altro fattore spesso sottovalutato: l'usura del trattamento. Lo strato antigraffio è estremamente sottile e viene sottoposto ogni giorno a stress meccanici, termici e chimici. Sbalzi di temperatura, esposizione al calore (come lasciare gli occhiali sul cruscotto dell'auto), sudore, detergenti non adatti e pulizie aggressive contribuiscono lentamente a indebolirlo. Dopo mesi o anni, la lente non diventa improvvisamente “scadente”, semplicemente perde parte della protezione iniziale e torna a comportarsi più come il materiale di base.

Le lenti moderne, soprattutto quelle con trattamento antiriflesso, offrono un comfort visivo elevatissimo, colori più naturali e meno affaticamento per gli occhi. Tuttavia, proprio perché sono tecnologicamente più sofisticati, richiedono anche maggiori attenzioni. È un piccolo prezzo da pagare per una qualità visiva nettamente superiore.

Sul web, intanto, proliferano tutorial fai-da-te che promettono di eliminare i graffi dalle lenti usando dentifricio, bicarbonato, cere per auto o addirittura carta abrasiva finissima. Queste soluzioni “miracolose” non solo non risolvono il problema, ma spesso lo peggiorano. Strofinare sostanze abrasive sulla superficie della lente significa rimuovere in modo irreversibile i trattamenti applicati in fabbrica, alterando anche le qualità diottriche. Il risultato può essere una lente apparentemente più lucida, ma otticamente compromessa, con distorsioni, riflessi anomali e un comfort visivo drasticamente ridotto.

Una curiosità poco nota è che, in laboratorio, i trattamenti antigraffio vengono testati con strumenti che simulano anni di utilizzo quotidiano in poche ore. Nonostante ciò, nessun test può replicare esattamente le abitudini di ogni singola persona. Il modo in cui riponiamo gli occhiali, come li puliamo e dove li lasciamo quando non li indossiamo fa una differenza enorme nella loro durata.

In conclusione, le lenti antigraffio fanno esattamente ciò che promettono: aumentare la resistenza ai graffi. Non promettono, però, l'immunità assoluta. Conoscere i loro limiti, evitare falsi miti del fai-da-te e adottare qualche semplice accorgimento quotidiano è il modo migliore per preservare più a lungo la qualità visiva e l'investimento fatto. Perché vedere bene non dipende solo dalla lente giusta, ma anche da come ce ne prendiamo cura ogni giorno.